Ipnosi e Ipnoterapia

L’ipnoterapia cognitiva è un modello di psicoterapia che integra le conoscenze del cognitivismo clinico con le tecniche ipnoterapeutiche.
È quindi un modello che dà allo psicoterapeuta gli strumenti per intervenire con rigore metodologico ad un livello profondo, “tacito”, “inconscio”, “implicito” del paziente. Permette cioè di accedere e modificare dei vissuti per i quali il paziente “non trova le parole”, e che riguardano una situazione di sofferenza emotiva per la quale non sono state d’aiuto ne’ le spiegazioni e neppure la conoscenza delle (presunte) cause.

È un modello, quello dell’ipnoterapia cognitiva, che ha una lunga storia. Inizialmente ancorato ai metodi “covert” dell’approccio comportamentale con quello ipnotico suggestivo classico, si è andato evolvendo permettendo di superare un approccio “superficiale” alla risoluzione del sintomo per mettere al centro del trattamento il paziente, con la sua struttura, storia e risorse.

Il metodo si fonda sull’utilizzazione delle trance spontanee o auto- indotte del paziente (il mondo problematico in cui questi è calato), e sulla possibilità di strutturare in seduta delle esperienze ipnotiche “emozionali correttive” (formalmente indotte oppure colloquiali e indirette).
Il lavoro psicoterapeutico avviene ad un livello inconscio, e anche la “soluzione” è frutto di una riformulazione interna: si tratta non di risultati “magici” ma di un processo di articolazione, differenziazione e integrazione del “proprio mondo”.

L’ipnoterapeuta cognitivo pone molta attenzione ai sintomi e ai problemi lamentati dal paziente, e monitora costantemente il loro miglioramento. Tuttavia, ancorata ad una professionalità evidence supported, non promuove terapie “psico-fast” che promettono soluzioni magiche e miracolose.

Cos’è l’ipnosi?

L’esperienza della trance ipnotica riguarda sostanzialmente il vissuto di focalizzazione dell’attenzione (spesso “dentro di sé”: ricordi, pensieri, sensazioni, …) e una ridotta consapevolezza periferica (quello che accade nell’ambiente reale non ha molta importanza). Questa “riduzione”, mai totale, dello stato di coscienza è caratterizzata dall’aumentata capacità di rispondere “in modo automatico” alle suggestioni e alle evocazioni che vengono proposte dall’ipnotista o che sorgono spontaneamente nel soggetto.

Come funziona l’ipnosi?

L’ipnosi è comunemente considerata come uno strumento psicologico che facilita la psicoterapia perché lo stato di trance ipnotica riduce il monitoraggio e il controllo della coscienza, e questo permette alle persone di entrare in contatto con pensieri, sentimenti e memorie su cui ha difficoltà o impossibilità ad avere accesso. Inoltre l’ipnosi consente alle persone di vivere una modificazione delle proprie percezioni, come ad esempio la sensazione del dolore.
L’ipnosi può essere utilizzata in due modi.
La terapia suggestiva. Questa viene utilizzata sia in ambito medico (ad esempio: dermatologico, ginecologico, algologico, medicina dello sport,
…) e sia in ambito psicologico per alcuni problemi molto specifici o situazioni di urgenza (ad esempio: smettere di fumare, mangiare troppo, affrontare la paura di un esame imminente). La procedura terapeutica consiste nell’indurre e “approfondire” la trance ipnotica del paziente per poi “somministrare” alcune suggestioni terapeutiche (comandi diretti o mediati dall’immaginazione) che indichino possibili soluzioni al problema.
L’ipnoterapia. Questa viene utilizzata per problematiche psicologiche complesse e per affrontare scompensi psicopatologici, oltre che per intervenire in modo “più approfondito” quando un semplice approccio alla risoluzione del sintomo non ha avuto successo. La procedura terapeutica consiste nell’utilizzare gli stati di trance ipnotica spontanea o indotta affinché il paziente possa “riorganizzare” dentro di sé nuove conoscenze e nuove prospettive grazie alle quali raggiungere un maggiore stato di benessere.

In cosa consiste l’induzione ipnotica?

L’induzione ipnotica è una procedura progettata per indurre in modo deliberato un’esperienza ipnotica in un soggetto. “Situazioni ipnotiche”, “contesti ipnotici”, “stimoli ipnotici” sono altri possibili facilitatori dell’instaurarsi di uno stato ipnotico.

Che differenza c’è tra “ipnosi clinica” e ipnoterapia?

Per “ipnosi clinica” e “psicoterapia ipnotica” si intende l’uso dell’ipnosi nel trattamento di problemi o disturbi medici e psicologici. Si tratta perlopiù di una “ipnosi suggestiva” in cui all’induzione ipnotica seguono una serie di suggestioni terapeutiche, dirette (comandi) o mediati dall’immaginazione, appositamente “costruite” per aiutare il paziente a superare il suo problema. È un tipo di terapia in cui il paziente ha un ruolo sostanzialmente passivo: riceve suggestioni.
Per ipnoterapia si intende invece un modello di psicoterapia che mira ad un cambiamento psicologico “più profondo”, su un livello strutturale; l’ipnoterapeuta utilizza le trance ipnotiche e facilita le esperienze ipnotiche terapeutiche nel paziente affinché questi possa riorganizzare “dall’interno” i propri significati personali e il proprio mondo esperenziale. È quindi una psicoterapia in cui il paziente è attivo soprattutto quando “è in trance” perché è lui che attiva una sua personale ricerca inconscia di significati.

Che differenza c’è tra ipnoterapia e psicoterapia?

Nessuna differenza sostanziale: l’ipnoterapia è una forma di psicoterapia in cui oltre al “classico” colloquio è possibile “lavorare ad un altro livello” (inconscio e corporeo). In ipnoterapia il cambiamento avviene perlopiù ad un livello non consapevole, e soltanto in un secondo momento il paziente può avere bisogno di analizzare in modo conscio e consapevole il cambiamento che è avvenuto.

Chi può “fare l’ipnosi”?

Chiunque può “fare l’ipnosi”.
Tuttavia l’uso clinico e terapeutico dell’ipnosi è regolamentato dalle leggi italiane per cui -ad esempio- solo chi ha la laurea adeguata (Psicologia o Medicina e Chirurgia), è regolarmente iscritto al proprio Ordine Professionale, e ha completato un percorso formativo quadriennale post-universitario certificato dal MIUR (“psicoterapeuta”) o ha seguito un training specialistico può proporre con finalità psicoterapeutiche l’ipnosi al paziente (l’ipnoterapia o l’uso dell’ipnosi clinica).

Altri professionisti come odontoiatri, infermieri, ostetriche, igienisti dentali, fisioterapisti possono apprendere tecniche di induzione ipnotica e di rilassamento, o apprendere tecniche di linguaggio ipnotico, per favorire stati di calma e rilassamento e per aumentare la compliance ai trattamenti sanitari dei loro pazienti.

Ci sono controindicazioni all'uso dell'ipnosi in psicoterapia?

No. In alcuni casi tuttavia è consigliabile un uso “indiretto” e conversazionale all’ipnosi: in alcuni tipi di problema lamentato (dissociativo, psicotico, …) è molto difficile per il paziente accedere a stati modificati di coscienza relazionali e terapeutici.

È vero che l’ipnosi serve a trovare la causa nel passato di un problema?

L’idea che l’ipnosi possa essere utile a svelare la vera causa (spesso traumatica) di un problema è fondata, tuttavia spesso questo processo legato all’ “abreazione e catarsi” non è curativo ne’ tanto meno risolutivo. L’ipnosi risulta molto più utile nel “vedere e rivedere” (nei dettagli, nella complessità, da altri punti di vista, …) scene passate per poterle elaborare (articolare, differenziare, integrare) ad un livello emozionale e tacito.

Quanto costa una seduta?

L’onorario del dott. Casilli per le sedute di ipnosi clinica e di ipnoterapia è di € 90,00; per la seduta di “ipnosi per smettere di fumare” l’onorario è di € 180,00.

Il costo delle sedute nelle varie sedi può essere diverso, quindi per saperlo con precisione può essere chiesto direttamente al responsabile della sede scelta (clicca qui link a sedi).

Le sedute di ipnoterapia, ipnosi clinica e di psicoterapia vengono fatturate come “prestazione sanitaria” per l’eventuale detrazione dalle tasse.
Le sedute a cui non è possibile partecipare, previa comunicazione con
48 ore di anticipo, non vengono addebitate, mentre invece vengono addebitati e fatturati € 45,00 quando non è stata data comunicazione con 48 ore di anticipo.

È possibile avere un preventivo?

È un diritto del paziente avere, e un dovere del professionista fornire, un preventivo di spesa per la psicoterapia.
Tuttavia è impossibile prevedere il numero complessivo di sedute necessarie, per cui si opta per un preventivo di massima di “tot” sedute che, nel caso risulti sottostimato, verrà aggiornato.

Dal sito internet dell’Ordine degli Psicologi della Toscana:

Dal 29 agosto 2017, è diventato obbligatorio fornire al paziente/cliente, al momento del conferimento dell’incarico, un preventivo scritto sulla prestazione. E’ questa una delle novità di maggiore interesse previste dall’art. 1, comma 150 della Legge 4 agosto 2017, n. 124 (“Legge annuale per il mercato e la concorrenza”).
La disposizione di legge riguarda sia i nuovi pazienti presi in carico sia quelli che sono già in trattamento.
[…]

Numerosi professionisti stanno chiedendo chiarimenti all’Ordine in quanto ritengono molto difficile poter prevedere la durata, e quindi il costo complessivo, delle prestazioni erogate.
[…]
Una soluzione percorribile nel caso di interventi di cui non è possibile prevedere con certezza la durata, è quella di approntare un preventivo di massima, chiarendo fin da subito che è presumibile che la prestazione potrà protrarsi e che, in tal caso, sarà cura del professionista integrare e aggiornare il preventivo nel momento in cui sarà più prevedibile il percorso e la sua durata. Sarà quindi necessario aver cura ogni volta di far sottoscrivere al paziente l’aggiornamento delle previsioni di costo della prestazione.

Le sedute hanno una cadenza settimanale, quindicinale o mensile?

Nella maggior parte dei casi le sedute si svolgono con una cadenza settimanale.
Solo nelle fasi avanzate della terapia, in alcuni casi specifici o per motivi particolari (discussi direttamente col terapeuta), possono essere svolte con cadenza quindicinale.

Quanto tempo dura una seduta?

La durata di una seduta di ipnoterapia o di ipnosi clinica è di circa 50 minuti.
La seduta per smettere di fumare dura circa un’ora e mezzo.

Quanto dura una ipnoterapia/psicoterapia?

La durata dell’intero trattamento non è mai quantificabile perché dipende molto dal tipo di problema lamentato e dalla risposta soggettiva del paziente al trattamento.

Come si svolge la prima seduta?

La prima seduta di ipnoterapia inizia con la firma del documento sulla privacy (obbligatorio) e dell’autorizzazione ad effettuare riprese audio- video delle sedute (facoltativo).

La descrizione del problema avviene principalmente durante il primo colloquio e nelle prime sedute. Contemporaneamente viene fatta valutazione del grado di suscettibilità ipnotica (quando è il caso mediante una induzione formalizzata di ipnosi).
Sulla base del problema lamentato e delle caratteristiche di suscettibilità ipnotica del soggetto, l’ipnoterapeuta decide di procedere con un’ipnosi esplicitata (l’ipnosi che prevede l’induzione, l’approfondimento della trance, …) oppure con un’ipnosi indiretta in cui viene utilizzato lo stato di trance ipnotico spontaneo (apparentemente sembra un “normale” colloquio).

Alla fine della prima seduta (o comunque nell’arco dei primi incontri) viene esplicitata la valutazione psicodiagnostica e il piano di lavoro.

Come si svolge una seduta di ipnoterapia?

Nell’ipnosi suggestiva, in ambito medico e psicologico, i tempi e le modalità di svolgimento di una seduta sono prestabilite: una prima fase di colloquio-anamnesi, una seconda fase di induzione di ipnosi – approfondimento della trance – suggestioni terapeutiche, e una terza fase di riorientamento dalla trance con suggestioni di calma, rilassamento e vigore.

Nell’ipnoterapia e quindi nella cosiddetta “nuova ipnosi”, i tempi e le modalità vengono modificate di volta in volta per adattarle alle caratteristiche del paziente: spesso vengono usati stati di trance spontanea che il paziente mostra in seduta, e -quando la trance ipnotica viene “formalizzata”- le induzioni, le evocazioni, e l’intera esperienza sono “cucite su misura” per quello specifico paziente.
Nella seduta di ipnoterapia inoltre scompare la direttività che solitamente ci si aspetta dall’ipnotista con comandi tipo “dormi” o “quando uscirai di qui ti sentirai …”. Gli “ordini” suggestivi lasciano lo spazio all’evocazione, e cioè ad un tipo di intervento molto più “permissivo”, incisivo, profondo e duraturo.
Non necessariamente il paziente deve essere steso sul lettino o comunque rilassato per entrare in trance.

Devo essere accompagnato alle sedute?

Non c’è alcun bisogno di essere accompagnati. L’idea che dopo una esperienza di ipnosi si resti “un po’ storditi” in realtà è frutto della mitologia secondo la quale l’ipnotizzato perderebbe lucidità o non sarebbe in grado di agire in pieno stato di vigilanza.
In realtà l’ipnosi è una delle tante strade per modificare in modo naturale, momentaneo e funzionale lo stato di coscienza (secondaria) per cui è più simile ad un “fare le cose sovrappensiero”, al “sospendere il giudizio”, al “non pensarci razionalmente”, che non al sonno fisiologico o all’anestesia da farmaci.

Perché si pensa che in ipnosi possano accadere fatti strani o spiacevoli?

Durante l’ipnosi avviene nel soggetto ipnotico una sorta di “allentamento” della capacità di analisi della realtà e la riduzione del campo di coscienza implica anche un minor controllo consapevole sul proprio comportamento.
Questo vuol dire che la persona che è in trance risponde alla realtà ipnotica in cui è assorto più di quanto faccia con la realtà “reale”. L’esperienza dell’ipnosi infatti è per certi versi simile a quella che viviamo quando, immersi nella trama di un film che stiamo guardando, viviamo in prima persona tutte le sensazioni e reazioni emotive che avremmo avuto se fossimo stati protagonisti della trama.
Questo “allentamento”, che in realtà è un fenomeno naturale, ha invece alimentato alcune credenze sbagliate rispetto all’ipnosi, ad esempio che il soggetto ipnotico possa essere vittima inconsapevole della volontà dell’ipnotista oppure che potrebbe compiere gesti o dire cose che non farebbe o direbbe in uno stato vigile e controllato.

La particolarità (e il fascino) dell’ipnosi ha inoltre alimentato soprattutto alla fine dell’800 – e poi mantenuto fino ai giorni d’oggi – tutta una serie di descrizioni pseudo-scientifiche su quello che accade in trance.
Si pensi alle capacità medianiche (ad esempio entrare in contatto con i defunti), al superamento delle limitazioni delle leggi della natura (ad esempio la possibilità di staccarsi da terra e fluttuare per aria), alla possibilità di ricordare addirittura vite passate.
Questa mitologia, insieme a quella per cui il soggetto ipnotico può fare e dire cose sconvenienti o criminali “senza volerlo”, viene costantemente tenuta in vita dai mass media nonostante sia francamente ridicola,

irrealistica e non sia stata in alcun modo sostenuta dalle evidenze scientifiche. Per questi motivi, spesso, l’ipnoterapeuta è costretto a tranquillizzare il proprio paziente rispetto a tali temi addirittura prima dell’induzione.

È vero che durante l’ipnosi la persona fa o dice cose che nella “veglia” non farebbe o direbbe?

No. Non è vero. La persona non fa cose che vanno contro la propria
morale, e non dice niente che non voglia far sapere.
Tuttavia è vero che in trance ipnotica la persona può fare alcune cose “in modo automatico”, ma questi sono fenomeni comportamentali assolutamente normali (anche nello stato di veglia cosciente facciamo molte cose “sovrappensiero” e in modo automatico). Ed è anche vero che il soggetto può rispondere in modo “non consapevole” ad alcune domande (ma anche questo è un fenomeno normale, soprattutto quando stiamo eseguendo più compiti contemporaneamente o quando siamo “sopraffatti” da un’emozione per cui ad esempio “diciamo cose che non avremmo voluto dire”).
Tuttavia: se il paziente fa o dice qualcosa “che coscientemente non avrebbe voluto fare o dire” è perché sa benissimo di trovarsi in un contesto di cura, in presenza di un professionista, per cui “a qualche livello” sa di essere tutelato e di voler collaborare anche ad un livello che il controllo cosciente gli nega.

L’ipnosi è pericolosa?

L’ipnosi non è una procedura pericolosa: il soggetto/paziente non rischia mai un “lavaggio del cervello” o che la sua mente possa essere controllata, oppure che possa fare o dire qualcosa di imbarazzante o illecito o che non vuole fare o dire.
All’interno di un contesto di cura, come la psicoterapia, l’ipnosi viene utilizzata da un professionista che sa come, perché e quando usarla. Questo protegge il paziente dal rischio di avere aspettative magiche (la cura miracolosa), oltre al rischio di creare e credere in memorie “false”.
Il professionista inoltre sa quando ci sono trattamenti alternativi più efficaci dell’ipnosi e modifica la sua prassi sulla base dei bisogni del paziente.

L’ipnosi può aiutare a regredire nelle vite passate?

No. La “regressione nelle vite passate”, e cioè l’utilizzazione della trance ipnotica per ricordare episodi e vissuti di una vita precedente a questa, crea solo confabulazioni e falsi ricordi. Quella della “regressione nelle vite passate” è infatti un deragliamento verso il pensiero magico, e quindi verso la psicopatologia, di chi propone l’ipnosi in questa veste “da baraccone”.

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